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LE 10 MEDAGLIE D'ORO
TALENTINO
FERRUCCIO ANTONIO
Sottotenente degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Monte Arvenis"
deceduto in combattimento a Monte Busa Alta il 6 ottobre 1916
Si offriva spontaneamente, per condurre alla conquista di una formidabile posizione montana un plotone, che nel tentare quell'impresa quasi fantastica, aveva perduto il proprio comandante e parecchi gregari, rimasti schiacciati dai macigni fatti rotolare dall'alto e dalle mine fatte brillare dal nemico. La perdita di uomini a lui vicini nella preparazione dell'attacco non affievoliva il suo generoso slancio e scalata la posizione, superando rocce quasi a picco con l'aiuto di funi, sotto il tiro incrociato delle mitragliatrici e getto di bombe, si slanciava eroicamente all'attacco, alla testa dei suoi. Balzato primo nella trincea avversaria, difesa da una compagnia di Kaiserjäger, con sommo disprezzo del pericolo e leonino coraggio impegnava una lotta corpo a corpo, finché cadeva colpito a morte. Eroico sacrificio, che valse a condurre il resto delle truppe alla vittoria con la conquista di quelle importanti posizioni.
Monte Busa Alta (quota 2456), 5-6 ottobre 1916
URLI
FERDINANDO
Tenente degli Alpini
4° Reggimento Alpini - Battaglione "Aosta"
deceduto sul Dente del Pasubio il 17 ottobre 1916
A capo di un energico manipolo di volontari, con mirabile ardimento si slanciava per primo nelle trincee nemiche, fugandone il presidio e catturandovi un numero di avversari cinque volte superiore a quello dei suoi soldati. Per trentasei ore dava continua, fulgida prova di coraggio, opponendo una ostinata resistenza ai sempre più violenti attacchi nemici. Circondato dall'avversario si rifiutava di arrendersi, seguitando coi pochi suoi superstiti a battersi con bombe a mano e colla baionetta, finché, sopraffatto dal numero degli assalitori e colpito a morte, cadde eroicamente sul campo.
Dente del Pasubio, 17-19 ottobre 1916
FERUGLIO
MANLIO
Capitano degli Alpini
7° Reggimento Alpini - Battaglione "Monte Pavione"
deceduto sul Monte Fontanel l'11 dicembre 1917
Fulgido esempio di eccelse virtù militari, durante vari violenti attacchi nemici, ritto sui ruderi della trincea distrutta dai bombardamenti avversari, sempre primo fra tutti ove più grave era il pericolo, seppe infondere alla propria compagnia la ferrea volontà di non cedere, nonostante le perdite ingenti. Ferito una prima volta egli stesso alla testa, non desisteva dal combattere, respingendo valorosamente e tenacemente, con pochi superstiti, i reiterati attacchi di forze soverchianti nemiche, finché una scheggia di granata al petto ne troncava la nobile esistenza.
Val Calcino, 11-12 dicembre 1917
BARNABA
PIER ARRIGO
Tenente degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Val Fella"
deceduto a Udine il 26 febbraio 1967
Sebbene inabile alle fatiche di guerra per ferita riportata in combattimento, con elevato senso di amor patrio, si offrì volontario per essere trasportato in aeroplano e calato con paracadute in territorio invaso dal nemico. Sprezzando le gravi conseguenze nelle quali sarebbe incorso, se scoperto, inviò per vari giorni, con mezzi aerei, importanti notizie sul nemico. Ogni suo atto fu un fulgido esempio di valore e di patriottismo.
Piave-Tagliamento, ottobre/novembre 1918
FRANCESCATTO
MARIO
Tenente degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Val Natisone"
deceduto in combattimento a Shesh i Mali il 14 dicembre 1940
Comandante di un presidio posto a difesa di un'importante sella montana, ne manteneva per tre giorni il possesso nonostante ripetuti attacchi avversari. Sopraffatto da forze soverchianti era costretto a cedere terreno; passato al contrattacco riconquistava valorosamente la posizione e, benché ferito, rifiutava di abbandonare il reparto. In successivo attacco nemico ne contrastava accanitamente l'avanzata finché cadeva colpito a morte. Magnifica figura di soldato e comandante, fulgido esempio di coraggio e di eroismo.
Shesh i Mali (fronte Greco), 14 dicembre 1940
GIAVITTO
UGO
Sergente degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Val Tagliamento"
deceduto in combattimento a Mali Topojanit il 2 gennaio 1941
Comandato presso una base arretrata insistentemente chiedeva ed otteneva di raggiungere il proprio reparto in linea ove più volte assolveva volontariamente arditi compiti di esplorazione. Accortosi che una casa adibita al ricovero di alcuni feriti della sua compagnia era stata colpita da tiro dai mortai avversari, si precipitava sul luogo riuscendo a trarre in salvo i militari. Successivamente alla testa di un plotone si lanciava al contrassalto di una munita quota e dopo una cruenta lotta a colpi di bombe a mano contribuiva validamente alla riconquista della posizione. Nei violenti combattimenti del giorno seguente caduto ferito l'unico ufficiale superstite della compagnia ne assumeva il comando ed animando i dipendenti resisteva tenacemente all'impeto di forze soverchianti. Gravemente ferito ad una coscia rifiutava ogni soccorso per non lasciare il reparto duramente impegnato, e dopo sommaria medicazione riprendeva la lotta resa più cruenta dai ripetuti attacchi nemici. Caduti i serventi di una mitragliatrice raggiungeva l'arma rimasta inoperosa e da solo assicurava la continuità di fuoco, falciando coi tiri precisi i reparti avversari avanzati in massa. Colpito nuovamente ad un braccio rimaneva ancora al suo posto a sparare finché una raffica di mitragliatrice lo abbatteva sull'arma che aveva impiegata con tanto ardore.
Mali Topojanit (fronte Greco), 2 gennaio 1941
CAVARZERANI
ANTONIO
Sottotenente degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Tolmezzo"
deceduto a seguito di ferite il 15 marzo 1941
Volontario di guerra, sempre primo in ogni impresa difficile e rischiosa, già distintosi in aspri combattimenti per ardimento e valore, nel corso di una durissima azione, assolveva volontariamente delicate e pericolose missioni, attraversando zone intensamente battute dall'artiglieria e da armi automatiche nemiche. Durante aspro combattimento, verificatasi una pericolosa infiltrazione nemica, assumeva volontariamente il comando di un reparto di formazione e si lanciava a fronteggiare l'avversario. Ripetutamente attaccato da forze preponderanti, resisteva con incrollabile tenacia e contrassaltava il nemico alla testa dei propri uomini, rimanendo mortalmente ferito. Conscio della prossima fine, con sublimi parole di fede e di amor patrio, continuava ad incitare i suoi alpini alla lotta e si diceva lieto di aver potuto compiere fino all'estremo sacrificio il proprio dovere di soldato. Fulgido esempio di elevato sentimento del dovere e di elette virtù militari.
Quote 1615 e 1143 di Monte Golico (fronte Greco) - 27 febbraio / 9 marzo 1941
DI
PRAMPERO ARTICO
Tenente degli Alpini
1° Gruppo Alpini Valle - Battaglione "Val Tagliamento"
deceduto sul Monte Beshishtit l'8 marzo 1941
Comandante di una compagnia alpina, in numerose difficili azioni, con sereno ardimento e fede incrollabile sapeva trasfondere nei suoi alpini il più ardito spirito aggressivo. Durante un violento attacco nemico, benché ferito al viso, rifiutava ogni cura per rimanere alla testa del reparto dove più ferveva la lotta. Solo quando l'attacco era respinto si faceva medicare, ma non lasciava il comando della compagnia, malgrado l'ordine del medico di entrare in ospedale. Avendo il nemico ripreso l'attacco, ritornava in linea, ed ancora una volta, con indomito coraggio e spirito di sacrificio, reso più evidente dal sangue che gli arrossava le recenti bende, incitava i suoi alpini, riuscendo con nobile esempio a galvanizzarne la resistenza ed a respingere l'avversario finché una granata ne stroncava la fulgida esistenza. Valoroso combattente di due guerre, magnifica figura di eroico soldato.
Monte Beshishtit (fronte Greco), 8/10 marzo 1941
ZUCCHI
PAOLINO
Sergente Maggiore degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Cividale"
deceduto in
combattimento a quota Cividale di Nowo Kalitwa
il 4 gennaio 1943
Comandante squadra fucilieri e vice comandante di plotone, dotato di rare doti di ardimento, trascinatore per eccellenza, già distintosi nella campagna dell'Albania, ferito e decorato al V.M., si offriva più volte volontario per colpi di mano nelle linee nemiche. Durante l'attacco ad una munita posizione, da più giorni teatro di lotte sanguinose, rivendicava l'onore di assaltare la postazione dominante la quota, cardine della difesa nemica. Incitati i suoi alpini col motto del battaglione, affrontava con impeto travolgente la forte difesa e, trovando nella sua volontà di vittoria ascose energie, superava di corsa l'erto pendio ed il ciglio conteso. Primo fra i primi, lanciava le sue bombe a mano contro i difensori che, sgomenti, si davano alla fuga. Incurante del rischio a cui si esponeva, per l'intera giornata, ritto in piedi sulla posizione, impartiva ordini alla sua squadra, impegnata a respingere continui contrattacchi nemici, e personalmente scaricava con calma il suo moschetto sugli attaccanti, determinando con il suo esempio la fermezza dei dipendenti. Individuato e fatto segno al tiro di un pezzo anticarro, cercava a sua volta di precisare la postazione e rimaneva ritto al suo posto finché, colpito in pieno, immolava la sua giovinezza tutta spesa al servizio della Patria in armi. Magnifica figura di combattente che trovava nell'ardore della lotta vera ragione di vita.
Quota Cividale di Nowo Kalitwa (fronte Russo), 4 gennaio 1943

BROSADOLA LORENZO
Tenente degli Alpini
8° Reggimento Alpini - Battaglione "Gemona"
deceduto a Selenj Jar il 16 gennaio 1943
Comandante di compagnia alpini, durante un lungo, logorante ripiegamento, era sempre primo, instancabile ed inesauribile, nella lotta più cruenta. Con l'esempio del suo contegno, trascinava gli esausti ed estenuati suoi dipendenti facendone un pugno di eroi. Ferito una prima volta in più parte del corpo non desisteva dalla lotta, riprendendo, dopo sommaria medicazione, il suo posto di combattimento. Nuovamente ferito, rifiutato ogni soccorso, alla testa di un nucleo di valorosi, contrassaltava per aprire un varco al reparto ormai circondato e pressato da ogni parte. Colpito una terza volta scompariva nell'ardente mischia nell'atto di incitare con l'ultimo grido i suoi alpini.
Selenj Jar (fronte Russo), 16 gennaio 1943
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