Sezione di Udine

Il vademecum del volontario è stato pensato per essere un valido aiuto per quanti desiderino approfondire quali siano i compiti, i diritti ed i doveri di un volontario di Protezione Civile. E’ stato costruito in modo da presentare al lettore in modo immediato e sintetico tutte le informazioni di maggiore interesse, e di cui deve essere al corrente, tratte dal Regolamento della Protezione Civile sezionale e nelle leggi nazionali e regionali che si occupano di Protezione Civile.

Trovate una versione scaricabile in formato pdf, anche del Regolamento della Protezione Civile sezionale, nella pagina “Documenti“.


Cosa fa la Protezione Civile

La Protezione Civile viene regolamentata per la prima volta nella Repubblica Italiana, in campo nazionale, con la Legge 996/1970, e nel Friuli Venezia Giulia tramite la Legge Regionale 64/1986.

Con la Legge 225 del 24/02/1992 è stato istituito il servizio nazionale della Protezione Civile, che costituisce l’attuale assetto organizzativo. Gli articoli di tale legge fra le varie altre cose stabiliscono quali sono gli scopi della Protezione Civile.

In particolare nell’Art. 3 di detta legge si specifica che attività pertinenti la protezione civile sono il soccorso alle popolazioni sinistrate, la previsione e la prevenzione.

Il soccorso consiste in tutta una serie di interventi il cui fine è quello di assicurare alle popolazioni colpite da calamità ogni forma di prima assistenza. Consiste inoltre in ogni attività necessaria e urgente volta a superare emergenze connesse a calamità naturali, catastrofi o altri eventi che per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.

Per previsione si intendono le attività di indagine/ricerca scopo delle quali sono lo studio e la determinazione delle cause che portano agli eventi calamitosi e l’identificazione, sul territorio, delle aree a rischio e dei fenomeni a cui sono soggette.

Con prevenzione si intendono tutte le attività tese a prevedere e/o limitare le conseguenze degli eventi sopraccitati.

I compiti del volontario

Collaborare con le strutture preposte all’emergenza per lo svolgimento delle mansioni affidate dall’ANA in diverse aree di intervento, in funzione dall’ente che ne ha richiesto l’attivazione.

SEDE ANA DI MILANO

REGIONE FVG

  • Logistica:
    – allestimento, organizzazione, gestione di un campo base;
    – prestare un primo soccorso immediato;
    – ripristinare e gestire i sistemi di comunicazione tra l’area sinistrata, il mondo esterno e i soccorritori;
    – supporto nell’evacuazione dalla zona sinistrata;
    – allestimento e gestione di un Posto Medico Avanzato (PMA).

  • Logistica:
    – allestimento, organizzazione, gestione di un campo base;
    – effettuare il trasporto e la conservazione di viveri e materiali;
    – effettuare la distribuzione di viveri e materiali a sinistrati e soccorritori;
    – installare e gestire le strutture di ricovero per sinistrati e soccorritori;
    – garantire la sostituzione periodica del personale soccorritore.

Chi ne fa parte e come iscriversi

  • Possono far parte dell’Unità di Protezione Civile sezionale tutti i soci A.N.A. in regola con il tesseramento nonché i soci aggregati (ex amici degli alpini) secondo quanto stabilito dal regolamento nazionale A.N.A. di Protezione civile. Ulteriori requisiti sono: idoneità fisica, età compresa tra 18 e 80 anni, disponibilità ad impieghi al di fuori della regione di residenza (facoltativo) e capacità professionali.
    Per capacità professionali non s’intende esclusivamente saper fare il muratore, il carpentiere, idraulico, elettricista etc. In un mondo in continua evoluzione come quello dell’attuale servizio nazionale di Protezione Civile, altre possono essere le professionalità spendibili. Attività svolte a livello amatoriale come: alpinismo, immersioni subacquee, informatica, guida di mezzi speciali quali anfibi, hovercraft o altro, possono diventare molto utili durante un’emergenza proprio perché, trattandosi di un’emergenza, non sono prevedibili né le situazioni né le condizioni in cui si andrà ad operare e, pertanto, garantiscono un’innegabile flessibilità operativa. I volontari che desiderano vedere valorizzate queste loro capacità devono informare il coordinamento sezionale il quale provvederà, se possibile, ad attivare una squadra specialistica al suo interno.
    Per iscriversi è necessario che il volontario compili in ogni sua parte l’apposito modulo che può essere ritirato in sezione. Al modulo vanno allegati: fotocopia del tesserino del codice fiscale e due foto tessera, possibilmente con cappello alpino.
    Al volontario verranno in seguito consegnati il tesserino di appartenenza alla Protezione Civile A.N.A. e alla Protezione Civile regionale. In un secondo tempo, in base alla disponibilità, verrà assegnata anche la divisa.
    La qualifica di volontario di protezione civile viene revocata dal Presidente sezionale quando il volontario:
    – lo richieda per iscritto;
    – ha raggiunto i limiti d’età previsti o risulti fisicamente non idoneo;
    – ingiustificatamente non partecipa consecutivamente a tre attività addestrative o di impiego;
    – ripetutamente non si comporta in modo adeguato e decoroso durante una fase addestrativa o d’impiego;
    – non è in regola con il tesseramento.

I diritti e i doveri del volontario

Al volontario vengono riconosciuti alcuni diritti e doveri derivanti sia dalle normative nazionali che regionali.

Tra i doveri vanno elencati:
– la partecipazione a corsi di formazione ed addestramento;

– l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (D.P.I.), qualora ne sia sprovvisto è obbligato ad informarsi presso un referente di quale sia la dotazione minima relativa al tipo di impiego previsto;
– l’aggiornamento dei propri dati presso il coordinamento in Sezione.
Il volontario si impegna inoltre:
– ad assicurare la propria disponibilità a partecipare alle attività programmate;
– a tenere un comportamento dignitoso sia durante che dopo lo svolgimento della propria attività in divisa o con cappello;
– a non diffondere notizie, informazioni e fatti alla stampa o alle televisioni e ad interessare di ciò il proprio diretto superiore;
– a rispettare ciascuno all’interno della gerarchia della protezione civile;

In caso di emergenza:
– ad assecondare la popolazione colpita dall’evento;
– a tenere un comportamento propositivo;
– a contribuire al mantenimento della tranquillità.
Il volontario ha inoltre il dovere di informare il proprio datore di lavoro dell’appartenenza ad un’organizzazione di volontariato.
Comportamenti censurabili e non idonei alla situazione saranno oggetto di provvedimenti disciplinari in quanto VESTENDO LA DIVISA DELLA PROTEZIONE CIVILE, TU RAPPRESENTI E SEI TUTTA LA P.C. DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI.

Tra i diritti sono annoverati:
– il mantenimento del posto di lavoro sia esso pubblico o privato;
– il mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro il quale a sua volta può richiedere il rimborso spese all’ente che ha attivato il volontario;
– la copertura assicurativa per tutta la durata dell’impiego.
In base all’art.9 del D.P.R. 194/01 i detti benefici si applicano sia nel caso di emergenze riconosciute a livello nazionale sia in caso di attività addestrative che formative organizzate dal dipartimento nazionale.
Lo stesso articolo di legge prevede che relativamente al periodo di effettivo impiego che il datore di lavoro è tenuto a consentire l’impiego del volontario per un periodo non superiore a trenta giorni continuativi fino ad un massimo di novanta giorni nell’anno, entro i limiti di bilancio indicati dall’ente pubblico che ha attivato il volontario. In caso di eventi per i quali venga dichiarato lo stato di emergenza nazionale su autorizzazione del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile i limiti massimi previsti per l’impiego vengono elevati a sessanta giorni continuativi e fino a centottanta giorni nell’anno. La partecipazione alle attività di Protezione Civile e la conseguente astensione dal lavoro è volontaria.
Il rimborso ai datori di lavoro non è automatico ma conseguente ad un decreto del dipartimento nazionale di P.C. o dell’assessore regionale della P.C. che certifichi l’entità dell’emergenza e garantisca il citato rimborso. Sia il datore di lavoro che il lavoratore autonomo devono presentare domanda con l’apposito modulo allegando l’attestato di partecipazione all’emergenza o attività addestrativa rilasciato al volontario. Nel caso si tratti di lavoratori autonomi, per il mancato guadagno giornaliero calcolato sulla base della dichiarazione dei redditi presentata l’anno precedente a quello in cui è stata prestata l’opera di volontariato, è previsto un rimborso massimo di € 103,00 lorde giornaliere.
Le richieste di rimborso da parte delle organizzazioni di volontariato e dei datori di lavoro devono pervenire entro i due anni successivi alla conclusione dell’intervento, dell’esercitazione o dell’attività formativa.

Le responsabilità del volontario di protezione civile verso terzi

Durante un’emergenza il volontario di Protezione Civile potrebbe trovasi ad operare in situazioni molto difficili, anche dal punto di visto emotivo o psicologico, in presenza delle quali è sempre molto importante mantenere la calma al fine di valutare, prima di intervenire, quale è l’effettivo ruolo del volontario di protezione civile e le conseguenti competenze.

In generale è opportuno ricordare sempre che:

1) il volontario di P.C. non deve intervenire ad ogni costo per fare il “super eroe”, ma semplicemente fornire supporto alle forze istituzionali che hanno competenza diretta di intervento nei vari casi di emergenza seguendone le direttive;

2) il modo migliore per svolgere adeguatamente il ruolo di volontario di P.C. è riuscire a valutare bene la proporzione tra danni e benefici di un’eventuale intervento, contattando prima, se possibile, i diretti superiori o le forze istituzionali competenti.

Con queste premesse viene naturale chiedersi quali possano essere le responsabilità per un volontario che interviene in attività di protezione civile.

E’ giusto ricordare che il volontario di P.C., come qualunque comune cittadino, è responsabile penalmente delle proprie azioni quando commette un reato previsto dalle norme vigenti, ed è tenuto a risarcire il danno nel caso compia un fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto.

Esempio: Un volontario non deve permettersi di guidare in maniera spericolata un automezzo della Protezione Civile pensando di non incorrere nelle sanzioni previste dal codice della strada e inoltre se con il suo comportamento causa un incidente stradale è lui in prima persona a dover risarcire i danni causati.

Estratto da Legge 11/08/1991 n° 266 “Legge-quadro sul volontariato”

Art. 2 – Attività di volontariato

1. Ai fini della presente legge per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà.

2. L’attività del volontariato non può essere retribuita in alcun modo nemmeno dal beneficiario. Al volontario possono essere soltanto rimborsate dall’organizzazione di appartenenza le spese effettivamente sostenute per l’attività prestata, entro limiti preventivamente stabiliti dalle organizzazioni stesse.

3. La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di contenuto patrimoniale con l’organizzazione di cui fa parte.

Art. 4 – Assicurazione degli aderenti ad organizzazioni di volontariato.

1. Le organizzazioni di volontariato debbono assicurare i propri aderenti, che prestano attività di volontariato, contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività stessa, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

2. Con decreto del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato, da emanarsi entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche o collettive, e sono disciplinati i relativi controlli.

Art. 17 – Flessibilità nell’orario di lavoro.

1. I lavoratori che facciano parte di organizzazioni iscritte nei registri di cui all’’art. 6 (legge 11/08/1991 n° 266), per poter espletare attività di volontariato, hanno diritto di usufruire delle forme di flessibilità di orario di lavoro o delle turnazioni previste dai contratti o dagli accordi collettivi, compatibilmente con l’organizzazione aziendale (In altre parole per limitati periodi di tempo e in casi di eccezionale emergenza, i volontari hanno il diritto di chiedere al datore di usufruire di agevolazioni sull’orario di lavoro per poter prestare la propria opera di volontariato).

2. All’art. 3 della legge 29 marzo 1983, n. 93, è aggiunto, in fine, il seguente comma: “Gli accordi sindacali disciplinano i criteri per consentire ai lavoratori, che prestino nell’ambito del comune di abituale dimora la loro opera volontaria e gratuita in favore di organizzazioni di volontariato riconosciute idonee dalla normativa in materia, di usufruire di particolari forme di flessibilità degli orari di lavoro o di turnazioni, compatibilmente con l’organizzazione dell’amministrazione di appartenenza”.

IMPORTANTE: Decreto Presidente della repubblica n°194/2001

Art. 9 – Disciplina relativa all’impiego delle organizzazioni di volontariato nelle attività di pianificazione, soccorso, simulazione, emergenza e formazione teorico-pratica

1. Ai volontari aderenti ad organizzazioni di volontariato inserite nell’elenco di cui all’articolo 1, comma 3 DPR 194/2001, impiegati in attività di soccorso ed assistenza in vista o in occasione degli eventi di cui al comma 2 dell’articolo 1, anche su richiesta del sindaco o di altre autorità di protezione civile competenti ai sensi della legge n. 225 del 1992, in conformità alle funzioni trasferite ai sensi dell’articolo 108 del decreto legislativo n. 112 del 1998, nonché autorizzate dall’Agenzia, vengono garantiti, entro i limiti delle disponibilità di bilancio esistenti, relativamente al periodo di effettivo impiego che il datore di lavoro è tenuto a consentire, per un periodo non superiore a trenta giorni continuativi e fino a novanta giorni nell’anno:

a) il mantenimento del posto di lavoro pubblico o privato;

b) il mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro pubblico o privato;

c) la copertura assicurativa secondo le modalità previste dall’articolo 4 della legge 11 agosto 1991, n. 266, e successivi decreti ministeriali di attuazione.

2. In occasione di eventi per i quali è dichiarato lo stato di emergenza nazionale, e per tutta la durata dello stesso, su autorizzazione dell’Agenzia, e per i casi di effettiva necessità singolarmente individuati, i limiti massimi previsti per l’utilizzo dei volontari nelle attività di soccorso ed assistenza possono essere elevati fino a sessanta giorni continuativi e fino a centottanta giorni nell’anno.

Estratto dal Regolamento Nazionale della P.C.

Articolo 5 – Associati

Possono far parte dell’Organizzazione di P.C. ANA i soci ANA (art.4 dello Statuto) che abbiano fatto apposita domanda per essere ammessi e che abbiano accettato il presente Regolamento.
Possono essere ammessi anche i soci aggregati, ex amici degli alpini (art.8 del Regolamento Nazionale) e che, in virtù della loro specifica professionalità, possono trovare un’utile collocazione nell’Organizzazione stessa; anche costoro, per essere ammessi, dovranno presentare apposita domanda ed accettare esplicitamente il presente Regolamento.
Il socio aggregato non ha diritto di voto e non può ricoprire cariche elettive, né la figura di Coordinatore dell’unità sezionale di Protezione Civile.
In ogni caso, il numero di soci aggregati all’interno di ogni squadra dovrà essere inferiore a quello dei soci ordinari.
Unica eccezione ammessa è quella riguardante le squadre specialistiche che, per loro natura, potrebbero dover ricercare tecnici in numero tale da superare il numero di soci ordinari; anche in questo caso saranno applicate le disposizioni contenute negli artt. 5, 8, 8/bis dello Statuto e 8 del Regolamento nazionale per l’esecuzione dello Statuto sociale.

Articolo 6 – Requisiti

Ulteriori requisiti richiesti per entrare a far parte della Organizzazione di P.C. ANA sono i seguenti:

– idoneità fisica da attestarsi tramite certificato medico da rinnovare annualmente;

– età compresa tra i 18 e gli 80 anni;

– disponibilità ad essere impiegati anche al di fuori della propria Regione di residenza;

– capacità professionali tali da garantire un proficuo impiego.

Articolo 7 – Doveri

Alla luce di quanto disposto dall’art. 2 della legge n. 266/91, il Volontario deve prestare la sua opera in modo disciplinato, rispettoso della gerarchia associativa, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà, evitando ogni forma di protagonismo personale, specie con le insegne e nel nome dell’ANA.

I Volontari, per operare, devono essere dotati di divisa, di distintivi del Dipartimento di P.C. e della ANA e di documento di identificazione personale rilasciato dall’ANA.

Informativa ai sensi dell’art. 13 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196

Codice in materia di protezione dei dati personali”

Ai sensi dell’art. 13 del Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196 vi forniamo le seguenti informazioni circa il trattamento dei dati personali:

  1. Finalità e modalità del trattamento

I dati personali sono trattati dall’Associazione Nazionale Alpini nell’ambito della sua attività e con le seguenti finalità:
– prestare i servizi richiesti dagli associati e gestire i rapporti con gli stessi. Il mancato conferimento dei dati può comportare l’impossibilità di eseguire quanto richiesto;
– adempiere alle incombenze amministrative. Il mancato conferimento dei dati può comportare l’impossibilità di eseguire quanto richiesto;
– adempiere agli obblighi di legge. Il conferimento dei dati personali per tali finalità è obbligatorio.

Il trattamento dei dati avviene mediante l’utilizzo di strumenti e procedure idonei a garantire la sicurezza e la riservatezza e potrà essere effettuato sia mediante supporti cartacei sia con l’ausilio di mezzi informatici.

  1. Categorie di soggetti ai quali i dati possono essere comunicati.

I dati potranno essere comunicati:
– a soggetti, pubblici e privati, che possono accedere ai dati sulla base di disposizione di legge, di regolamento o di normativa comunitaria, nei limiti previsti da tali norme;
– a soggetti che hanno necessità di accedere ai suoi dati per finalità connesse al rapporto che intercorre tra lei e l’Associazione Nazionale Alpini, nei limiti strettamente necessari per lo svolgimento di detti compiti;
– consulenti, nei limiti necessari per lo svolgimento del loro incarico.

  1. Soggetti che potranno venire a conoscenza dei dati.

Potranno venire a conoscenza dei dati anche i responsabili del trattamento, gli incaricati del trattamento nonché gli incaricati alla manutenzione degli elaboratori elettronici.

  1. Diritto di accesso ai dati personali e altri diritti

La normativa in materia le conferisce il diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di propri dati personali, le indicazioni circa l’origine, le finalità e le modalità del trattamento, la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge nonché l’aggiornamento, la rettifica o, se vi è interesse, l’integrazione dei dati. L’interessato, inoltre, può opporsi al trattamento dei propri dati per finalità di invio di materiale pubblicitario, di vendita diretta, di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.

La richiesta relativa all’esercizio di tali diritti può essere avanzata, anche mediante lettera raccomandata, fax o posta elettronica, alla sede dell’Associazione Nazionale degli Alpini in Via Marsala alla c.a. del signor Gianbattista Stoppani.

  1. Titolare

Titolare del trattamento è l’Associazione Nazionale Alpini con sede in Milano in Via Marsala nella persona di Gianbattista Stoppani.

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