Sezione di Udine

Come già più volte ribadito nel corso di incontri o attività di carattere associativo, il lavoro della protezione civile è molto cambiato dai primi interventi condotti oramai quasi oltre quaranta anni fa.

Molti di noi pensano che all’epoca in cui avevano cominciato a fare attività di protezione civile, bastava avere tempo, aver voglia di avere tempo da dedicare agli altri e, come si diceva, avere un po’ di mestiere , per poter essere dei buoni volontari. L’enormità del cuore alpino nella solidarietà verso chi è più bisognoso in moltissimi casi ha aiutato i volontari a realizzare imprese che a molti sono apparse incredibili anche superando difficoltà che apparivano insormontabili. Tutto ciò ha contribuito a nascondere agli occhi di molti, i problemi che si sarebbero potuti verificare a danno di quegli stessi volontari, ma che fortunatamente non si sono mai verificati.

La recente entrata in vigore della legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro n°81/2008, a molti è sembrata la campana a morto della protezione civile; in molti pensano “prima non serviva nulla e adesso invece si fa tanta carta per poi non fare nulla”, oppure “queste cose me le facevano fare già quando ero a lavorare, adesso che sono in pensione non mi va di ricominciare daccapo. Se è cosi difficile cercare di essere utili agli altri allora resto a casa mia a fare da spettatore”. La legge 81/08 e tutti i provvedimenti in materia che sono stati emanati dal 2008 ad oggi hanno effettivamente aggravato la burocrazia a carico dei volontari di protezione civile, e questo solo perché il volontario prima era solo una persona con un gran cuore ora viene considerato un lavoratore autonomo, con tutti gli oneri ed onori che ne conseguono. Questo ha certamente complicato la vita a chi vuole dedicare parte del proprio tempo a favore degli altri, e questo è un lato della medaglia, ma lo spirito della legge è anche quello di tutelare maggiormente il volontario nel corso della propria attività e renderlo consapevole dei rischi che questa gli comporta, e questo è l’altro lato della medaglia.

La legge adesso impone ad ogni volontario come minimo due cose: sottoporsi ad una visita medica, (“uffa che barba, non vado già abbastanza dal mio medico”) e la frequenza di un corso generico sulla sicurezza dei luoghi di lavoro (“ma non vado mica a lavorare, certo che corro dei rischi, sono sul luogo di un disastro!”, “se bevo un bicchiere di vino non faccio mica male a nessuno e poi non ho un padrone a cui devo rendere conto di quello che faccio a fine giornata!”). La visita medica, così come in molti hanno fatto e fanno sui rispettivi luoghi di lavoro, non serve a farci perdere tempo, serve a ricordarci che prima di tutto la nostra salute è importante. Il sapere di essere in grado di eseguire un compito facilita la vita a chi deve decidere di assegnarvi quel compito, sapendo che siete in grado di assolverlo in sicurezza, per non trasformarvi facilmente da soccorritori in bisognosi di soccorso. Il corso sulla sicurezza non serve a spaventarci dicendo che quello che stiamo facendo è rischioso, per cui dobbiamo ricoprirci di protezioni fino a muoverci come palombari, serve a ricordarci che non siamo invulnerabili e che dobbiamo evitare il più possibile di metterci in situazioni pericolose, sempre per non trasformarci facilmente da soccorritori in bisognosi di soccorso.

In altre parole questi due obblighi non servono a trasformarci in superuomini, ma dovrebbero aiutare ad evitarci i guai peggiori.

Superato questo primo scoglio tutto diventa più facile, e forse anche più divertente.

Ciascun volontario sulla base delle proprie capacità e conoscenze, verrà ulteriormente istruito sui compiti che verrà chiamato ad assolvere in caso di emergenza.

Attualmente la principale attività che i volontari della sezione di Udine sono chiamati a svolgere in caso di richiesta di intervento, da parte della sede nazionale e della pc regionale, è la gestione della cucina di un campo di accoglienza. A tal proposito sono stati predisposti dei corsi che serviranno ad insegnare ai singoli volontari quale sia il proprio compito e come svolgerlo. In seguito verranno organizzate delle periodiche esercitazioni per permettere ai volontari di mettere in pratica quanto appreso e per consentire di mantenere nel tempo queste conoscenze. Ci saranno corsi per addetti alla cucina ed alla somministrazione del cibo, corsi per magazzinieri corsi per l’allestimento della cucina ed altri ancora.

Prevedendo che l’impegno dei volontari potrebbe non limitarsi alla sola gestione della cucina, ma estendersi alla gestione di tutte le attività che si svolgono in campo di accoglienza, sono stati previsti e verranno tenuti ulteriori corsi per quanti dovranno occuparsi della gestione della segreteria del campo, per elettricisti ed idraulici, prevedendo per quest’ultimi attività formative riguardanti la sicurezza nella realizzazione degli impianti nonché per la sicurezza degli utilizzatori in generale, ma anche altri corsi per volontari che vivono in zone cosi dette a “rischio” quali le aree alluvionali o aree soggette a frane, quest’ultimi corsi verranno organizzati dalla Direzione di Protezione Civile regionale.

Visto il tipo ed il numero dei mezzi costituenti la “colonna mobile” della Sezione di Udine, si renderà inoltre necessario fornire a più volontari le conoscenze per il loro corretto uso in sicurezza sempre mediante corsi specialistici ed addestramenti pratici.

Tutta questa attività condotta “in laboratorio”, ovvero non appresa direttamente sul campo nel corso di una reale emergenza, deve nel tempo aiutare i volontari a raggiungere e a mantenere dimestichezza nei compiti che deve svolgere, compiti o attività che probabilmente non svolge o non ha svolto nel corso della propria vita, a fino a raggiungere un certo grado di automatismo che non si prefigge di sostituire la capacità e l’intelligenza dell’individuo chiamato a operare, ma di aiutarlo ad assolvere correttamente ed efficientemente i propri compiti.

In tutto questo la Protezione Civile della Sezione ha previsto anche di dotarsi di una squadra di personale sanitaria, per il primo intervento sul personale operante nelle squadre di volontari durante le prime fasi di realizzazione dei campi di accoglienza.

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