Sezione di Udine

CENNI DI STORIA DELLA SEZIONE

1919 – Nasce a Milano l’A.N.A e a Udine «L’Alpino»

L’8 luglio 1919 si era costituita a Milano l’Associazione Nazionale Alpini.
Poco dopo, il 24 agosto 1919, usciva a Udine il primo numero de L’Alpino, «organo settimanale degli Alpini sorto (come dice la presentazione del primo numero) per spirito di Corpo, non asservito a nessuno, con il programma di esaltare il nostro bel Soldato».
La redazione era dislocata presso il Deposito dell’8° Alpini, Direttore responsabile il ten. Italo Balbo.
Del giornale furono stampati 11 numeri.
Nell’ultimo numero, datato 14 dicembre 1919, la redazione comunicava di aver trasferito le proprie tende presso la neonata Associazione Nazionale Alpini, Via Silvio Pellico n° 8, Milano.
Siamo fieri di aver dato i natali, nella nostra città, al giornale degli Alpini, che ora, stampato in 382.000 copie, è il padre di oltre 115 altre pubblicazioni alpine.

17 luglio 1920 – La “protostoria”

Più realistici risultano – in questo contesto – i dati relativi alla nascita delle varie Sezioni e quindi le date ufficiali in genere concordano con quelle della loro reale costituzione.
Questo preambolo serve ad introdurre quella che potremmo definire come “la protostoria” della Sezione udinese, poiché se è vero che la sua nascita si colloca ufficialmente all’8 marzo del 1921, è altrettanto vero che la sua gestazione ebbe inizio alcuni mesi prima. Ma andiamo con ordine.
Su “L’Alpino” del 5 settembre 1920, sotto il titolo “LA SEZIONE DI UDINE”, troviamo infatti: «Una nuova Sezione! È una fioritura meravigliosa. Questi accidenti di Alpini riescono a fare tutto quello che vogliono! Sentiamo dire intorno a noi. E non ce ne meravigliamo. Anche in guerra si diceva di noi la stessa cosa. Ed ecco ora il Friuli, dolorante e glorioso, creare la sua Sezione. Essa diventerà certamente tra le più fiorenti! Il Friuli possiede, radicato profondamente, lo spirito scarpone più genuino. Alla Sezione di Udine un colossale evviva gridato dai Soci dell’A.N.A. sparsi in tutta Italia.»
La stessa rivista, sul numero del 20 ottobre 1920, ricordava l’escursione che la neonata compagine udinese effettuò il 17 luglio sul Monte Nero e Monte Rosso.
Ed è quindi dal 17 luglio 1920 che inizia la nostra vita associativa.
E sul numero del 5 ottobre, “L’Alpino” rimarcava che: «In sei mesi noi abbiamo veduto sorgere la Sezione di Torino, quella di Verona, la “Verbano”, quella di Como, la Sezione di Trento ed ora quella di Udine…»
Lo stesso giornale riportava infine l’escursione che la nuova Sezione effettuò verso la metà del mese (di settembre?) sul Monte Rombon, dove molti ricordi dei reduci presenti si unirono nel pensiero dei caduti su quelle aspre montagne.
Nel dicembre del 1920 “L’Alpino” riportava la forza dell’A.N.A. nel secondo anno di vita; tra le sette Sezioni “Regolarmente iscritte e funzionanti” è citata pure quella di Udine, con sede presso il Deposito dell’8° Alpini. 

8 marzo 1921 – Nasce la nostra Sezione

La nascita della nostra Sezione è fissata all’8 marzo 1921, data in cui un Gruppo di alpini in congedo si riunì nella palestra (ex chiesa dei Filippini), e qui ne proclamò la costituzione eleggendo il primo direttivo.
Dell’avvenimento ne parlò la stampa cittadina, che in quei giorni era rappresentata dal “Giornale di Udine” e da “La Patria del Friuli”. Dagli articoli dell’epoca apprendiamo che fu eletto Presidente il magg. Antonio Marin, Vice presidente: Rubini e Segretario il prof. Carlo Bressani.
Ma la prima manifestazione di un certo rilievo fu quella del 6 giugno 1921, festa dello Statuto, alla quale gli 80 soci parteciparono con «un loro umile e rustico gagliardetto tutto verde», ma che ebbe un entusiastico consenso da parte della popolazione che, sin d’allora, aveva un particolare attaccamento per i propri alpini.

21 giugno 1921 – Il primo gagliardetto

Pochi giorni dopo, il direttore della Scuola Normale Femminile comunicava che le sue allieve avevano deciso di ricamare per l’Associazione Alpini un gagliardetto degno di questo nome.
E, con grande rapidità, pochi giorni dopo, sul colle del Castello le alunne della scuola consegnavano alla Madrina designata, signora De Gasperi, madre di due eroici Alpini caduti per la Patria, il nuovo simbolo della Sezione.
Il “Giornale di Udine” riportava l’avvenimento su tre intere colonne della cronaca cittadina, segno di quanto contasse, fin da allora, nel cuore dei friulani la nostra Associazione.
L’anno successivo ebbe luogo, nel mese di settembre a Trento, l’adunata Nazionale, a ricordo dei cinquant’anni della costituzione del Corpo degli Alpini, ed il “Giornale di Udine” del 5 settembre 1922 dedica alla manifestazione intere pagine.

1922 – La Sezione si fa più robusta: nascono i primi Gruppi

Quell’anno al vertice della Sezione si era verificato un forzato cambio della guardia: purtroppo era deceduto il magg. Marin e, al suo posto, era stato eletto Presidente il tenente Luigi Bonanni, pluridecorato dalla prima Guerra Mondiale.
All’alpina, Segretario era stato nominato il capitano Ennio Francescato, a dimostrazione che, nella nostra Associazione, l’inversione dei gradi non spaventava nessuno.
Sempre dalla stampa cittadina apprendiamo che in quel periodo la sede della Sezione era piuttosto errabonda: da piazzetta Valentinis, dove la fureria aveva un modesto recapito, a viale Palmanova, presso l’abitazione del segretario, alla trattoria «al Monte», in via Mercato Vecchio.
Scrive il ten. Bonanni al riguardo «Si disse che gli Alpini erano stati attirati dal nome di questo locale che ricordava le loro montagne, ma, più probabilmente, perché in quella trattoria si mangiava bene e si beveva meglio».
Procedeva intanto in modo soddisfacente la formazione di nuovi Gruppi: Tricesimo e Feletto con fanfara e poi Pagnacco, Fagagna, Tarcento, Faedis e anche nella «bassa», dove normalmente non si reclutavano alpini: Aquileia, Palmanova, Ronchis, Codroipo e in centri ben lontani da Udine, come Chiusaforte, Pontebba e Tarvisio.
A Udine sorsero quattro Gruppi, indicati (com’è ancora tuttora) con i nomi dei punti cardinali.

1925 – La prima adunata Nazionale a Udine

Nel 1925, la Sezione collaborò con la Sede nazionale dell’A.N.A. per organizzare la sesta Adunata Nazionale, che ebbe luogo a Udine, per poi raggiungere il Monte Nero dove venne inaugurato un monumento in ricordo di Alberto Picco e dei Battaglioni «Susa» e «Pinerolo» che in quei posti avevano eroicamente combattuto.
Il “Giornale del Friuli” di martedì 25 agosto 1925 illustra la manifestazione in un lungo servizio intitolato: «La magnifica giornata alpina». A ricordo dell’avvenimento, l’Amministrazione Comunale dedicò agli Alpini ben sette vie: viale gen. Antonio Cantore, via Monte Pasubio, via Monte Grappa, via Monte Ortigara, via Monte Rombon, via Monte Pal Piccolo e via Monte Adamello.
Due anni dopo, nel 1927, il Comune concesse all’Associazione una sede di grande prestigio ubicata sotto la Loggia di S.Giovanni, proprio accanto al Tempietto consacrato ai caduti in guerra.
Gli Alpini adattarono il locale secondo il loro gusto e lo chiamarono «la Baita».

1929 – A Roma: viva il Papa alpino

L’adunata Nazionale di Roma del 1929, alla quale la Sezione di Udine partecipò in modo massiccio, costituì un notevole trampolino di lancio per l’Associazione.
La manifestazione fu imponente tanto che il Colosseo conteneva appena la marea di penne nere convenute nella capitale.
In San Pietro, all’apparire del Santo Padre, si gridò «Viva il Papa alpino!». Pio XI° infatti era notoriamente amante della montagna.

1930 – 5000 soci sul colle del Castello

L’8 dicembre del 1930, 5000 Alpini si radunarono a Udine e sfilarono per la prima volta suddivisi per Battaglione. Si recarono poi sul piazzale del Castello per ascoltare il discorso tenuto da Angelo Manaresi, Comandante del 10° Alpini (come da poco era stata denominata l’Associazione Nazionale Alpini).
La Sezione di Udine contava oltre 2000 Soci e fu in quella occasione che il s.ten. Corrado Gallino, «Aiutante Maggiore» del gruppo Battaglioni dell’8° (nuova denominazione assunta dalla Sezione di Udine) diede prova di grande capacità organizzativa.
In tutto il Friuli sorgevano nuovi gruppi e non mancò mai alle adunate nazionali di Torino, Trieste, Roma, Napoli e Tripoli la sempre più numerosa ed applaudita rappresentanza degli Alpini friulani.

1935-1945 – 10 anni di guerre per gli Alpini

Maturavano intanto nuovi gravi avvenimenti. Nel 1935, partiva da Udine per l’Etiopia la 10a colonna salmerie della Divisione «Pusteria». Era la guerra d’Etiopia.
Nella sede della Sezione ogni sera c’era la riunione per commentare gli avvenimenti e raccogliere pacchi per i nostri soldati.
Conclusa la campagna d’Etiopia, la bufera non accennò a placarsi: dopo la Spagna seguì l’occupazione dell’Albania. E non fu che il prologo della grande tragedia.
Il 22 maggio del 1940 aveva visto, con grande concorso di alpini, l’inaugurazione del Tempio Ossario, che accoglie le ossa di 25.000 caduti della prima guerra mondiale, tra le quali quelle del primo caduto il giorno dell’inizio della guerra (24 maggio 1915). Anche questo un alpino: Riccardo Di Giusto, al nome del quale è dedicato uno dei gruppi della città di Udine.
Nel giugno del 1940 l’Italia entrò nella fornace della 2ª Guerra Mondiale.
La Sezione divenne centro d’informazione per le famiglie dei combattenti, luogo di raccolta di offerte, indumenti e oggetti per confezionare pacchi da spedire agli alpini in guerra. La baita si era trasformata in magazzino e laboratorio.
Gli anni della guerra furono segnati dai sacrifici, dagli eroismi, dall’olocausto della Julia e la Sezione ne seguì sempre con apprensione il suo calvario. Non chiuse mai i battenti, quasi a far sentire più viva l’ansia dei rimasti, a mostrare che il cuore di chi non era partito batteva all’unisono con quello dei combattenti.
Della sede, allora, si occupavano alpini anziani, reduci dalla guerra 15-18, instancabili nel raccogliere le donazioni, confezionare pacchi da spedire al fronte e soprattutto reperire notizie per comunicarle alle famiglie dei soldati in guerra.
Nell’agosto del 1942 la Julia, che dopo la campagna albanese era stata ricostituita a Udine, partiva per la Russia. E le riunioni della Sezione divennero ancor più frequenti per commentare gli avvenimenti e soprattutto per sapere, da chi era già stato in Russia con il C.S.I.R., ciò che sarebbe stato più opportuno inviare ai «fradis» alpini mandati in quelle steppe.
La tragedia della Julia, iniziata nel 1940 sui monti della Grecia, purtroppo continuò nella tragica campagna di Russia dove si coprì di onore, ma lasciò gran parte dei suoi alpini tra le nevi della steppa.
Vennero poi i giorni tormentati della guerra civile nel corso della quale tanti alpini si ritirarono sulle montagne scrivendo altre pagine di gloria.

1945-1958 – Il dopoguerra

E venne il maggio del 1945. La guerra era finita e gli alpini si ritrovarono nella baita. All’unanimità affidarono a Corrado Gallino, l’aiutante maggiore di Bonanni, il difficile incarico di ricostituire la Sezione.
Gallino, organizzatore esperto e discreto, sapeva parlare agli Alpini nel modo più adatto.
Era difficile, dopo una guerra perduta e tante lacerazioni verificatesi, evitare che la ricostituzione dell’Associazione Alpini non venisse considerata una pericolosa manifestazione nazionalistica, ma Gallino (l’Ivo della Resistenza) aveva tutti i titoli e le capacità per riuscire nel suo difficile compito.
Si iniziò, nel 1948, con la prima adunata di Bassano del Grappa, dedicata alla ricostruzione del Ponte degli Alpini.
Le iscrizioni arrivarono a valanga: in tutti i comuni nacquero i Gruppi alpini. Sorsero le Sezioni di Palmanova, Tolmezzo e Gemona.
Nel nome della «Julia», (prima delle Brigate Alpine ricostituita), fu restaurata nel 1953 sul Monte di Ragogna, la chiesetta di Muris dedicata ai caduti di tutte guerre ed, in particolare, a quelli del Battaglione «Gemona», periti nell’affondamento del piroscafo Galilea.
Nel 1955, per merito di don Carlo Caneva, Cappellano della Tridentina in Russia, venne solennemente inaugurato il Tempio di Cargnacco, dedicato ai Caduti e Dispersi in terra di Russia.
La prima pietra era stata posta sin dal 1949, nell’intento di creare un luogo dove le famiglie che non avevano più notizie dei loro cari potessero deporre un fiore in loro ricordo.
Dovevano passare ben 35 anni da quell’11 settembre 1955, prima che l’avello posto nella cripta accogliesse la salma del Soldato Ignoto.
Pochi anni dopo, nel 1958, fu costruita, sul Monte Bernadia che domina Tarcento e tutta la pianura friulana, una grande stele di cemento a forma di penna alpina.
Alla base, un sacello, dove sono custodite le salme di sei caduti in guerra; in cima, un faro che proietta la sua luce tricolore a grande distanza, quasi fino al mare.

1962-1973 – «Julia»: una fiamma nel cuore

Nel 1962, la Sezione decise di effettuare una grande adunata per ricordare le gesta della Divisione Julia. Il Presidente Gallino ed i suoi collaboratori si assunsero il pesante impegno, che fu un vero successo.
Le vie della città erano pavesate di Tricolori ed una immensa folla si assiepava per applaudire, cosa che ben di rado avviene a Udine.
Nel 1966, la Sezione di Udine diede alle stampe un notiziario che, il 1° ottobre 1968, si trasformò nel giornale trimestrale «Alpin jò, mame!».
Il 9 maggio 1968 fu una triste giornata per la Sezione: il capitano Corrado Gallino morì improvvisamente a causa di una trombosi cerebrale. Fu una perdita gravissima per la Sezione.
L’assemblea dei soci nominò, in sua sostituzione, il Vice Presidente Ottorino Masarotti, che da anni era il suo braccio destro.
Crescendo d’importanza, per il sempre maggior numero d’iscritti, la Sezione aveva bisogno di una sede più ampia. L’opera costante del Presidente Masarotti ed il valido aiuto del Comandante della Brigata Julia consentì di risolvere il problema. La sezione fu trasferita nella più spaziosa sede di via S.Agostino, lasciando in eredità la caratteristica baita al Gruppo «Centro».
Nel 1973, il Presidente Masarotti fu costretto, per gravi ragioni di salute, ad abbandonare l’incarico. L’assemblea della Sezione elesse al suo posto il Maggiore Guglielmo De Bellis, reduce di Nikolajewka.

1974 – La seconda grande adunata

Nel 1974 si tenne a Udine «la grande adunata», come da tutti venne definita.
Nel nome della «Julia», Udine accolse i duecentomila Alpini entusiasticamente affluiti da tutta Italia e dall’estero. Al passaggio della Sezione di Udine, preceduta dallo striscione “Ci precedono le 24.000 penne mozze della Julia”, sembrava che crollasse anche il colle del Castello per gli applausi della gente.

1976 – Il terremoto del Friuli

Il 6 maggio 1976, un terremoto di inaudita violenza scuote il Friuli, causando oltre mille morti e grandissime distruzioni.
Tra i primi ad accorrere in soccorso dei terremotati la Brigata alpina Julia, al comando del generale De Acutis, che aveva perduto 29 Alpini rimasti sotto le macerie della caserma Goj di Gemona.
Anche il Presidente della Sezione di Udine, De Bellis, partecipava con gli Alpini in congedo e con gruppi di volontari ai primi soccorsi.
Franco Bertagnolli, Presidente Nazionale dell’A.N.A., avuta notizia delle spaventose conseguenze del terremoto, si trasferiva ad Udine e dava vita al «Centro base operativa» per la direzione degli istituenti cantieri di lavoro in Friuli.
Da quella iniziale idea, in breve tempo, sorsero dieci cantieri, che, alimentati da tutte le Sezioni d’Italia, donarono al Friuli 108.000 giornate lavorative, ma, soprattutto, diedero ai Friulani, sconvolti dall’avvenimento, al sensazione di non essere soli.
Anche la Sezione di Udine, nel mese di luglio, decise di concorrere all’iniziativa ed istituì un undicesimo cantiere a Vedronza, nel quale si alternarono 130 Alpini per un totale di 22.780 ore lavorative, oltre ad altre 4.600 per i servizi logistici.
L’operazione «Friuli» continuò nel 1977 e si consolidò attraverso il finanziamento, che il governo degli Stati Uniti decise di affidare alla gestione degli Alpini.
Sempre nel 1976, un grave lutto colpiva la nostra Sezione: Guglielmo De Bellis, stroncato da un male inesorabile, il 24 settembre decedeva. Dopo una reggenza di alcuni mesi del Vice Presidente Italo Felcaro, nell’assemblea tenuta nella primavera del 1977, veniva rieletto alla presidenza Ottorino Masarotti, che, nel frattempo, si era rimesso in salute.
Quell’anno, quasi a coronamento dell’attività dei cantieri alpini della ricostruzione, veniva ripristinata la chiesetta di Muris, che il terremoto aveva distrutto.

1977-1982 – Dai cantieri del Friuli nasce una nuova A.N.A.

Il grande apporto degli Alpini alla ricostruzione del Friuli aveva avuto un altro inatteso risultato: l’iscrizione all’A.N.A. di una massa di giovani, i quali, nella nuova attività sociale voluta da Bertagnolli, trovavano un valido motivo per inserirsi in questa Associazione, che non era più soltanto un ritrovo di reduci.
Nel 1978 la Sezione regalò all’Ospedale civile di Udine tutte le attrezzature motorie per il reparto lungodegenti e la sala adibita venne denominata «Palestra degli Alpini».
Nel 1979, per iniziativa della Sezione di Udine e, in particolare, del Gruppo Centro veniva inaugurato in piazzale D’Annunzio un grande cippo, ricavato da un masso del Monte Canin, dedicato ai caduti della Divisione Julia.
Da quel cippo, tutti gli anni, nella giornata del 4 novembre, parte la tradizionale fiaccolata che raggiunge il castello per l’ammaina Bandiera, dopo aver reso omaggio al Tempietto ai Caduti.
Nel 1980, nel piccolo paesino di Cornappo, abbarbicato a metà del Gran Monte in comune di Taipana, l’Associazione Alpini inaugurava una casetta, nata da una lunga catena di solidarietà, per il vecchio alpino Emilio Tomasino e per la sua famiglia.
In quell’anno il numero degli iscritti alla Sezione di Udine superava i 10.700.
Nel 1981, in occasione del terremoto dell’Irpinia, la Sezione partecipò alla campagna di lavori con ben 34 volontari.
Lo stesso anno nel 40° anniversario della partenza della «Julia» per il fronte Russo, a S.Giovanni al Natisone ebbe luogo una commovente manifestazione presso la stazione che aveva visto la partenza delle tradotte.

1983 – La terza grande Adunata di Udine

Nel 1982, una grande notizia per gli Alpini friulani: il Consiglio Direttivo Nazionale aveva attribuito alla Sezione di Udine l’incarico di organizzare, per domenica 8 maggio 1983, la 56ª Adunata Nazionale.
Adunata che, derogando alle tradizioni dell’A.N.A., veniva prevista «per cantiere».
Era l’apoteosi dell’impegno profuso in Friuli, a seguito del quale il labaro dell’Associazione era stato decorato di medaglia d’oro al merito civile.
La manifestazione fu, a giudizio di tutti, la più splendida adunata dal 1974, sia per affluenza sia per entusiasmo.
Anche per la diversa impostazione, basata sui gemellaggi tra comuni terremotati e Sezioni giunte in loro soccorso, essa non si limitò ad essere una festa cittadina, ma si estese a tutta la provincia con una serie di iniziative, di incontri, nei quali i partecipanti ai vari cantieri riscoprirono quei sentimenti di amicizia e di cameratismo tipici dei ricordi di trincea.

1984 – 3° da montagna: adunata!

Nel 1984, i Montagnini del 3° Artiglieria convennero sul forte di Osoppo, per celebrare, assieme ai cinquantanni del Reggimento, i 150 anni di storia di quel monumento.
Fu un’adunata molto sentita perché era la prima dedicata tutta agli Artiglieri e perché creò un particolare rapporto tra penne nere e popolazione di quel comune, che agli Alpini era particolarmente legato da tutta una serie di avvenimenti e, per ultimo, dal soccorso in occasione del terremoto.
La Sezione donò al comune una splendida riproduzione della bandiera del 1848, bandiera che fu tra le prime ad essere decorata di medaglia d’oro al Valor Militare.
Quello stesso anno, l’A.N.A. nazionale, con i residui dei fondi stanziati per il terremoto, donò al comune di Ciseriis una Scuola Materna.
La forza della Sezione, all’epoca, superò le 11.600 unità.
Nel marzo del 1985, un doloroso avvenimento colpì gli Alpini di tutta Italia: la morte di Franco Bertagnolli, il Presidente della ricostruzione. La Sezione di Udine partecipò ai funerali in forma massiccia.
L’anno successivo il numero degli iscritti superò i 12.000.

1987-1991 – Prosegue l’attività sociale

Nell’ambito dell’attività di celebrazione dei Caduti, nel maggio del 1987, la Sezione si assunse l’onere gravoso di provvedere al risanamento ed alla pulizia delle quattro grandi statue che fiancheggiano il portale d’ingresso del Tempio Ossario dì Udine.
Il 16 luglio di quell’anno un violento nubifragio si abbatté sulla Valtellina. La Sezione, anche per far onore al motto «el Friûl nol dismentee» partecipava ai soccorsi con 88 volontari, ripartiti in quattro turni.
La Sezione di Udine, cessata l’emergenza nazionale, si fermò altri 10 giorni a lavorare provvedendo autonomamente al vettovagliamento, donando così in totale 5.000 ore lavorative.
Nel 1988, attraverso una paziente e non facile azione, fu possibile ottenere che la Scuola Elementare di via Colugna a Udine fosse intestata alla Divisione alpina Julia. La cerimonia solenne alla quale presero parte, oltre ai ragazzi, anche le loro famiglie, iniziò con la consegna della bandiera al Provveditorato agli Studi e con l’alza bandiera, accompagnato dal coro degli alunni.
La forza della Sezione, quell’anno, raggiunse i 12.500 iscritti. Oltre a circa 1.200 amici.
Nell’ambito dell’attività di volontariato, nel 1989, la Sezione di Udine inviò in Armenia, per la gestione dell’ospedale donato dall’A.N.A., tre volontari, dei quali due medici ed un logistico.
L’evento saliente del 1990 fu l’arrivo in Italia della prima salma di un Caduto nella tragica campagna di Russia.
La salma, dopo gli onori militari tributati dall’Esercito Sovietico a Filonovo, fu trasportata con un aereo militare a Redipuglia, dove fu accolta con una commovente cerimonia dal Presidente della Repubblica e successivamente trasportata con un elicottero a Cargnacco, dove fu deposta nell’avello che l’attendeva da tanti anni.
La forza della Sezione, alla fine del 1990, raggiunse, tra Soci ed Amici, il numero di 13.864 iscritti.
In occasione del 70° anniversario della fondazione della Sezione, il Consiglio Direttivo ha stabilito di organizzare tutta una serie di iniziative, tra le quali la stampa di un numero straordinario del giornale «Alpin jò, mame!», e la coniazione di una medaglia ricordo.

1992-2007 – I giorni nostri

All’annuale Assemblea Sezionale del 1992 avviene l’avvicendamento alla Presidenza: l’indimenticabile Ottorino Masarotti passa le consegne al giovane Roberto Toffoletti.
Nel corso dell’anno viene purtroppo a mancare mons. Carlo Caneva, il prete degli alpini, reduce ed ex internato di Russia, che con costanza e tenacia nel travagliato periodo del dopoguerra riuscì ad erigere il Tempio di Cargnacco per accogliere le salme dei Caduti in terra di Russia. Desiderio coronato pochi anni prima della morte con la tumulazione della prima salma alla presenza delle massime autorità italiane e delle autorità militari sovietiche. A settembre giungeranno a Redipuglia altre 1200 salme dei caduti dell’ARMIR che verranno poi in parte portate nel Tempio di Cargnacco.
Nel luglio viene firmata fra l’ANA e la Regione Friuli Venezia Giulia una convenzione con la quale vengono sanciti i rapporti di reciproco impegno nella protezione civile.
L’attività continua, scandita ogni anno dagli eventi oramai entrati a far parte in forma stabile della vita sezionale: l’appuntamento a Muris in ricordo dei Caduti della Galilea, l’Adunata Nazionale, le esercitazioni di protezione civile (sezionali e trivenete), l’incontro sul Passo Pramollo, la cerimonia al Faro del Monte Bernadia, le diverse commemorazioni, della Sezione e di altre associazioni, al Tempio di Cargnacco.
Poi si comincia a lavorare per l’Adunata Nazionale a Udine. L’evento giunge nel maggio 1996 e, praticamente, commemora in forma solenne l’impegno e la dedizione degli alpini d’Italia in occasione del sisma del 1976 e della successiva opera di ricostruzione. Come già avvenne nel 1983 l’adunata a Udine non coinvolge solo la città che la ospita ma si estende a livello regionale.
Nel giugno dello stesso anno intervento di protezione civile per l’alluvione nell’Alto Friuli con l’opera di 138 volontari ed un totale di 1546 ore lavorative.
Dopo alcuni anni di partecipazione attiva alla “Udine Pedala”, si giunge alla grande manifestazione del 1999 che coinvolge 34000 iscritti e vede la Sezione impegnata in prima fila per ospitarli, gestire sia la sicurezza che la cerimonia a Cargnacco, dove il “gruppone” ha fatto sosta per onorare i Caduti, e per servire loro il pranzo in piazza I° Maggio. Per questo evento da “guinness” la Sezione ha messo a disposizione oltre 500 alpini.
Nel mese di ottobre 1999 la Sezione si mobilita per commemorare i cinquant’anni della costituzione della Brigata Alpina “Julia”: il 23 e 24 ottobre si terranno a Udine le celebrazioni e l’Adunata dei reparti in armi e degli ex appartenenti.
Il 1° ottobre 2000 prende l’avvio a Udine la prima edizione della “Mezza Maratona”, anche qui la Sezione viene coinvolta fin dalle prime battute per il supporto logistico.
Il 23 settembre 2001 ha luogo a Latisana la prima Adunata Sezionale per commemorare l’80° di fondazione della Sezione ANA di Udine. Tutto sembra andare per il meglio, purtroppo la pioggia torrenziale guasta un po’ la festa.
Nel 2002 l’Adunata Sezionale avrà luogo a San Giovanni al Natisone per ricordare il 60° anniversario della partenza per il fronte Russo della Divisione Alpina “Julia”.
L’Adunata Sezionale si terrà di nuovo nel 2004 a Pontebba e nel 2005 a Udine.
Nel settembre 2003 da Ugovizza a Pontebba si abbatte una disastrosa alluvione, viene annullata l’esercitazione di protezione civile “Stella 2003” ed i volontari sono dirottati nelle zone colpite. L’intervento coinvolge circa 250 volontari per circa 3500 ore lavorative.
Il 14 novembre 2003 scompare il presidente Ottorino Masarotti che aveva retto le sorti della Sezione dal 1969 al 1972 e poi dal 1976 al 1991, anno in cui decise di mettere lo zaino a terra convinto che l’ANA aveva bisogno di rinnovamento e cedendo il posto al presidente Toffoletti, di trent’anni più giovane.
Il lavoro di alcuni anni da parte di tanti volontari ha portato alla realizzazione della nuova sede sezionale che verrà inaugurata il 26 febbraio 2005.
Il 6 marzo 2005 il presidente Roberto Toffoletti passa le consegne all’attuale presidente Rinaldo Paravan.
Ai primi di giugno si tiene la 4ª Adunata Sezionale a Udine, a metter in crisi gli alpini ci prova il maltempo, ma la cerimonia si tiene regolarmente.
Dagli inizi di settembre 2005 la nuova sede sezionale in viale Trieste diventa operativa. Purtroppo nel tentativo di sostituire l’asta della bandiera sul terrazzino perderà tragicamente la vita l’amico alpino Giuliano Sattolo mentre il socio Rino Tesolin riuscirà lentamente e dolorosamente a recuperare le proprie condizioni fisiche.
Nel 2006 la Sezione si propone per ospitare l’Adunata Nazionale 2009, ma la candidatura non riesce a superare l’esame del Triveneto. Nel maggio 2006 viene commemorato il 30° anniversario del terremoto del 1976 partecipando alla cerimonia di Gemona del Friuli e ad una cerimonia al Cantiere di Vedronza, che all’epoca era stato assegnato alla nostra Sezione.
La Sezione, da anni impegnata nell’organizzazione dell’evento “Maratonina”, nel 2007 ha partecipato sia a maggio con l’8ª “Maratonina–Città di Udine” e sia a ottobre con il “2° Campionato Mondiale IAAF” di corsa su strada. Per l’edizione mondiale sono stati mobilitati 580 volontari alpini di 68 Gruppi che hanno lavorato nell’arco di una settimana. Il compito a noi affidato, consolidato ormai da anni, è stato quello della logistica.
Significativi riconoscimenti per il nostro lavoro, puntuale e preciso, sono stati espressi pubblicamente ed in più occasioni, sia dal mondo sportivo che dalle autorità civili e dalla totalità delle delegazioni estere.
A settembre 2007 i sei cori formati dai congedati delle nostre cinque Brigate e della Scuola Militare Alpina di Aosta (oltre 200 elementi) animano dapprima alcune cittadine del Friuli per poi ritrovarsi a Udine per un grande spettacolo al teatro “Giovanni da Udine”.
Al 31 dicembre 2007 la forza della Sezione è di 10.666 soci e 2.084 soci aggregati suddivisi fra 120 gruppi.
Il 31 dicembre 2006 si è sciolto il gruppo di Uccea di Resia.
Il 13 marzo 2008, con l’elezione dell’attuale Presidente sezionale Dante Soravito de Franceschi, si conclude il triennio di presidenza di Rinaldo Paravan, che una grave malattia stronca il 16 settembre dello stesso anno.

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