Sezione di Udine

Nell’ambito di quello splendido paesaggio costituito dall’anfiteatro morenico, proprio dove il Tagliamento sembra aprirsi la strada a forza attraverso la stretta di Pinzano, sorge il Monte di Ragogna.
Di lassù l’occhio spazia verso la pianura friulana fino all’Adriatico, al Carso, alle Alpi Giulie ed alle Carniche; un vero meraviglioso osservatorio, che giustifica i resti di opere difensive ed offensive in caverna, avanzi di trinceramenti, che ricordano il sacrifico della Brigata «Bologna» nel tentativo di contenere l’avanzata austro-tedesca del 1917.
Nel corso di quegli aspri combattimenti andò distrutta anche l’antica chiesetta di S.Giovanni, fondata nel XIII° secolo, ma che la tradizione vuole far risalire all’epoca dei Longobardi, che usavano erigere le loro chiese sui monti per renderle più sicure e le dedicavano al nome del Santo precursore di Cristo.
Nella chiesetta esistono vari affreschi tra i quali uno di pregevole fattura, raffigurante la Vergine col Bambino, tra S.Giovanni e la Maddalena.
Concluso il primo conflitto mondiale, la pietà degli abitanti e del parroco di Muris, provvide a ricostruire la chiesetta, che venne restaurata nuovamente dopo la seconda guerra mondiale e, per iniziativa degli alpini dell’ANA di Udine, dedicata al culto della memoria dei 24.000 caduti della «Julia».
Nei pressi della chiesetta venne, a tale scopo, ricavato un ampio piazzale ed un altare.
A fianco del monumento agli Alpini, i pochi superstiti dell’affondamento del «Galilea» (la nave che riportava in Patria il Battaglione “Gemona”), hanno voluto ricordare tutti i loro soldati periti in quella tragica notte con lapidi dedicate anche ai marinai ed ai carabinieri scomparsi tra i flutti.
Il terremoto del 1976 non risparmiò l’antica chiesetta. La distruzione fu quasi totale, ma gli alpini, com’è loro costume, si tirarono su le maniche e la ricostruirono.
E proprio la ricostruzione della chiesetta di Muris, dedicata ai Caduti della «Julia», era stato per tutti un impegno d’onore a coronamento dell’attività dei cantieri in Friuli.
Ogni anno i superstiti della Divisione, assieme ai familiari dei Caduti e dei Dispersi salgono lassù perché «sia sacro e lacrimato il sangue per la Patria versato e finché il sole risplenderà sulle sciagure umane».

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